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Museo del territorio di Curinga

Il Museo del Territorio di Curinga racchiude le testimonianze storiche e culturali delle diverse epoche e le tradizioni del territorio.
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Storia, spiritualità e natura

Nel cuore pulsante della Calabria, storia e bellezze senza tempo

Palazzo Bevilacqua

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Palazzo Bevilacqua è situato nella parte alta del centro storico di Curinga, in posizione strategica nel contesto urbano ed a testimonianza dell’importanza delle relazioni organizzative e sociali che il palazzo signorile ha ricoperto.

Il nucleo originario risale alla seconda metà del Settecento, l’impianto rettangolare all’Ottocento. Al nucleo centrale infatti sono stati in seguito accorpati due corpi di fabbrica destinati ad accogliere le attività della filanda, del frantoio oleario e del monte frumentario. Associando pertanto alla funzione residenziale del palazzo anche quella di centro produttivo.

A breve distanza dal palazzo, sorge la chiesa di San Giuseppe, e intorno si dispongono le numerose abitazioni dei setaioli, degli agricoltori, le stalle, che si dispongono sul piazzale antistante il palazzo.

Il corpo centrale, che corrisponde all’abitazione signorile a due piani fuori terra, presenta una facciata di carattere classicista ed un portale decorato nella parte superiore con motivi tardosettecenteschi.

Nel piano terra in asse con i balconi del piano nobile, si aprono alte finestre protette da grate in ferro e destinate un tempo a deposito e magazzini. All’interno di un ampio atrio, da cui una scala coperta con volta a botte si biforca nei due accessi al piano superiore, sono presenti tre fosse frumentarie di antica origine e tradizione romana.

Al piano superiore gli ambienti più ampi, un tempo di rappresentanza, con alti soffitti rivestiti da tele decorate, opere di Carmelo Zimatore e Diego Grillo collocabili alla fine del XIX secolo e che riproducono scene allegoriche, fiori e simboli a ispirate ai temi della grande pittura decorativa italiana.

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Le chiese del territorio

La chiesa Matrice

La Chiesa Matrice, dedicata a Sant’Andrea Apostolo, è situata al margine meridionale del centro storico. Il suo profilo appare come quello di un imponente e singolare contrafforte che frena l’abitato proprio sul ciglio della collina immediatamente prima della vallata del Turrina.

Sull’edificio si sono abbattuti con violenza i terremoti del 1638 e del 1783. La chiesa presenta oggi una navata centrale larga otto metri e due laterali di quattro metri con altari.

I grandi archi che scandiscono lo spazio sono sostenuti da pilastri a sezione rettangolare a cui sui lati verso la navata centrale si addossano ampie lesene complete di base e di capitello decorato con motivi floreali.

La Chiesa custodisce sculture lignee e dipinti dei secoli XVII e XVIII, oggetti sacri in argento del XVIII secolo, opere marmorie istoriate con sculture di stile neoclassico (Pulpito , battistero e pila per l’acqua santa). L’Archivio Parrocchiale, perfettamente conservato, inizia dal 1650.

La facciata, arricchita da nicchie che avrebbero dovuto accogliere statue di santi e degli ingressi, è a due ordini, con timpano centrale e campanile a pianta quadrata sul lato destro, mancante del simmetrico. Dal punto di vista costruttivo di particolare interesse la scala del campanile composta da gradini ad incastro in pietra arenaria con modanature.

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La chiesa dell’Immacolata

Incastonata nel tessuto urbano di Curinga la Chiesa dell’Immacolata per la sua particolare posizione un tempo rimaneva isolata a causa di un canale che attraversava lo spazio antistante, rendendola spesso irraggiungibile.

L’accesso era garantito, a volte, da uno stretto passaggio «u passu», espressione che oggi identifica l’intera piazza su cui domina la Chiesa. L’edificio religioso esisteva, sotto il titolo di San Nicola, già dal 1640 e in esso nel 1733 si trasferisce la confraternita dell’Immacolata con un suo altare. Fortemente danneggiata dal terremoto del 1783 la chiesa si presenta oggi a tre navate, a croce latina e cripta non accessibile.

Il transetto si sviluppa per tredici metri e all’incrocio con la navata il tiburio sfonda in altezza, come una sorta di cielo sopra l’altare. L’abside a pianta semicircolare è raccordato all’arco con un catino decorato con stucchi a motivi fitomorfi.

La caratteristica facciata esterna è un organismo plastico serrato tra i volumi dei due campanili spostati rispetto al piano delle colonne, che poggiate su basamenti a base quadrata, sostengono una trabeazione decorata con motivi fitomorfi.

Sul frontone spiccano una statua in pietra dell’Immacolata e due angeli in preghiera. I portali in bronzo a cera persa, realizzati dallo scultore Alessandro Romano, sono dedicati all’Immacolata Concezione, a San Francesco d’Assisi e a San Nicola di Bari. Sul portale centrale dedicato all’Immacolata Concezione, tutta la scena si svolge in cielo, tra le nuvole in uno squarcio paesaggistico sullo sfondo è visibile la sagoma di Curinga.

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Santuario Maria SS del Carmelo

Incastonata nel tessuto urbano di Curinga la Chiesa dell’Immacolata per la sua particolare posizione un tempo rimaneva isolata a causa di un canale che attraversava lo spazio antistante, rendendola spesso irraggiungibile.

L’accesso era garantito, a volte, da uno stretto passaggio «u passu», espressione che oggi identifica l’intera piazza su cui domina la Chiesa. L’edificio religioso esisteva, sotto il titolo di San Nicola, già dal 1640 e in esso nel 1733 si trasferisce la confraternita dell’Immacolata con un suo altare. Fortemente danneggiata dal terremoto del 1783 la chiesa si presenta oggi a tre navate, a croce latina e cripta non accessibile.

Il transetto si sviluppa per tredici metri e all’incrocio con la navata il tiburio sfonda in altezza, come una sorta di cielo sopra l’altare. L’abside a pianta semicircolare è raccordato all’arco con un catino decorato con stucchi a motivi fitomorfi.

La caratteristica facciata esterna è un organismo plastico serrato tra i volumi dei due campanili spostati rispetto al piano delle colonne, che poggiate su basamenti a base quadrata, sostengono una trabeazione decorata con motivi fitomorfi.

Sul frontone spiccano una statua in pietra dell’Immacolata e due angeli in preghiera. I portali in bronzo a cera persa, realizzati dallo scultore Alessandro Romano, sono dedicati all’Immacolata Concezione, a San Francesco d’Assisi e a San Nicola di Bari. Sul portale centrale dedicato all’Immacolata Concezione, tutta la scena si svolge in cielo, tra le nuvole in uno squarcio paesaggistico sullo sfondo è visibile la sagoma di Curinga.

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Le due torri di Curinga

La torre di Laconia

La Torre di Laconia, in contrada Verdello, è inserita nel contesto edilizio di un palazzo crollato in seguito al terremoto del 1638 e ricostruito dal principe Marcantonio Loffredo e dalla figlia che vi dimorava saltuariamente. 

Se quella di Mezzapraia è a base circolare la Torre di Laconia, edificata nella seconda metà del XVI secolo ed alta più di 11 metri, è a pianta quadrata, composta da una base tronco piramidale cui è sovrapposto un corpo parallelepipedo. 

Edificata in muratura non intonacata e con il corpo parallelepipedo che presenta gli spigoli realizzati con blocchi di pietra la Torre è collegata al palazzo da un corridoio aereo posto al secondo livello delle aperture. Distante dal mare circa 4 chilometri anche questo edificio testimonia, dopo le realizzazioni normanne e sveve, lo straordinario sforzo di fortificazione costiera avviato sotto il dominio degli angioini e proseguito dagli aragonesi.

La torre di Mezza Praia

La Torre di Mezzapraia è a base circolare, con il basamento a forma tronco-conica su cui poggiano i due piani superiori cilindrici che presentano varie finestre. La porta di ingresso è a monte.

Il servizio e la manutenzione della torre era affidata allo “stato” di Maida, che provvedeva al personale di guardia e ad apprestare la prima difesa.

Eretta negli anni Cinquanta del secolo XVI la torre fa parte del complesso ed articolato sistema di difesa costiera avviato da Don Pedro di Toledo, viceré di Napoli, per fronteggiare gli attacchi sempre più frequenti dei saraceni. Le torri, visibili tra loro, svolgevano una funzione di avvistamento o difesa a seconda della loro posizione rispetto al mare.